Obbligo per le famiglie di alunnə non italofonə di imparare l’italiano in caso di non meglio specificati “problemi di mancato inserimento scolastico”, con sanzioni che possono andare dai 200 ai 1000 euro. Divieto di coprire il volto con burqa e niqab con multe che possono arrivare a 1000 euro. Tetto massimo del 30% di studentə stranierə per ogni classe prima.
Questi sono i punti principali contenuti nel nuovo Decreto scuola approvato il 24 settembre 2026. Punti che sono il riflesso di una linea politica che forse non ci stupisce più, ma che ci fa sempre molto arrabbiare. Ancora una volta il governo fascista e razzista di Meloni preferisce accusare, stigmatizzare, in questo caso addirittura prevedere di sanzionare delle persone adolescenti, piuttosto che guardare davvero in faccia la realtà del mondo della scuola. Una realtà che avrebbe bisogno sì di interventi, ma non di quelli proposti da questo decreto, che non sono altro che lo specchio di un pensiero razzista e discriminatorio. Piuttosto che proporre soluzioni concrete per favorire la mediazione, per fare del plurilinguismo uno strumento di evoluzione attiva per la scuola, per garantire spazi di istruzione realmente accessibili a tutte le persone che stanno nelle classi, questo decreto rimette la responsabilità al singolo: allə singolə alunnə, alla singola famiglia. Se rimani indietro, se rimanete indietro, non sarete aiutatə, anzi, forse verrete anche multatə.
Così, si finge che non esistano disuguaglianze, differenze di classe, povertà, scaricando interamente sullə studentə la responsabilità del loro successo scolastico. Non solo, un decreto legge come quello appena emanato è fortemente lesivo del diritto allo studio delle persone giovani con background migratorio, il che è inaccettabile, tanto più se si pensa che la scuola dovrebbe essere uno spazio egualitario, democratico, in cui fare comunità e provare a smantellare i privilegi le gerarchie di classe, razza e genere che appesantiscono le nostre vite.
Non staremo né in silenzio né fermə davanti ad azioni come questa, ma continueremo a ripetere che il presunto scontro di civiltà di cui parla Valditara semplicemente non esiste, e che non prenderemo parte a nessuna battaglia in difesa dell’italianità, a cui sembrano chiamare, tra le altre cose, le nuove Indicazioni Nazionali per la scuola, intrise di una visione profondamente nazionalista ed eurocentrica, imperniata sulla salvaguardia di un’identità italiana che starebbe rischiando di perdersi per colpa di una scuola sempre più multiculturale e aperta. Non vogliamo finte narrazioni emergenziali, ma stanziamenti di fondi e di risorse.
In un momento storico come questo, segnato dal passaggio sempre più evidente del fascismo anche nel campo dell’istruzione, anche la classe sarà uno dei nostri luoghi di resistenza.