Manifesto
Anomalia Collettiva nasce come spazio transfemminista di organizzazione politica, confronto e autodeterminazione.
Nasce dall’urgenza di partire dai nostri corpi, dai nostri vissuti e dalle nostre condizioni materiali per costruire pratiche di liberazione reale, quotidiana, condivisa.
Non vogliamo un transfemminismo astratto, né confinato nei linguaggi accademici o nei rituali dell’attivismo performativo.
Vogliamo un transfemminismo che si radichi nella vita concreta, che interroghi e trasformi le strutture del potere a partire da chi ne subisce gli effetti ogni giorno.
Siamo un’anomalia collettiva.
Essere un’anomalia significa rompere la norma, disarticolare il potere che decide chi è legittimə e chi non lo è.
Essere anomalia è un segno di forza, di resistenza e di possibilità che vogliamo restituire alla collettività .
Il transfemminismo, per noi, è una pratica politica e relazionale.
È la consapevolezza che non esiste liberazione individuale senza giustizia collettiva, e che i sistemi di oppressione sono interconnessi.
Il patriarcato controlla i corpi e i desideri, il capitalismo li sfrutta e li esaurisce, il colonialismo li conquista e li ordina secondo gerarchie di razza e valore.
Contro tutto questo, il transfemminismo è la nostra risposta organizzata: una rete di solidarietà, lotta e cura reciproca.
Siamo Anomalia Collettiva perché non accettiamo di essere definitə dall’esterno, assimilatə o normalizzatə.
Perché trasformiamo la paura e la vergogna in rabbia collettiva, l’esclusione in alleanza, la marginalità in punto di partenza.
Siamo la voce di chi è statə ridottə al silenzio, l’alleanza tra chi non vuole più essere solə.
Siamo la pratica quotidiana di una rivoluzione che comincia da noi, dai nostri corpi, dalle nostre vite intrecciate.