La congiuntura presente ci mette davanti ad enormi sfide: morse autoritarie, riarmo, neoimperialismo e feroce repressione si manifestano su scala globale.
Come transfemministə sappiamo che tutto questo si accompagna sempre alla violenza patriarcale. Sulla scia dei terribili eventi internazionali ci siamo chieste: cosa succede in Iran? Gli ultimi mesi hanno visto il centro e le periferie del paese infuocarsi di rivolte di piazza e proteste in più della metà del paese, ma anche di repressioni sanguinose, con uno dei massacri di Stato più duri della storia recente dell’Iran.
Come transfemministə sappiamo che tutto questo si accompagna sempre alla violenza patriarcale. Sulla scia dei terribili eventi internazionali ci siamo chieste: cosa succede in Iran? Gli ultimi mesi hanno visto il centro e le periferie del paese infuocarsi di rivolte di piazza e proteste in più della metà del paese, ma anche di repressioni sanguinose, con uno dei massacri di Stato più duri della storia recente dell’Iran.
Di fronte al silenzio assordante dell’Occidente noi, come collettiva transfemminista, ci chiediamo: cosa possiamo imparare dai movimenti di resistenza iraniana? Come dare voce alla pluralità di soggettività politiche in campo, dalle resistenze interne a quelle in diaspora?
Pur negando ai movimenti femministi una portata rivoluzionaria, i poteri egemoni non possono ignorare la forza trasformativa che i movimenti transfemministi stanno apportando su scala globale.
Per questa ragione vogliamo dare eco e spazio alle proteste iraniane, che sulla scia dei movimenti del 2022 di Donna Vita Libertà, ribadiscono ancora oggi il valore dell’autodeterminazione dei popoli, delle lotte trasversali e intersezionali.
Pur negando ai movimenti femministi una portata rivoluzionaria, i poteri egemoni non possono ignorare la forza trasformativa che i movimenti transfemministi stanno apportando su scala globale.
Per questa ragione vogliamo dare eco e spazio alle proteste iraniane, che sulla scia dei movimenti del 2022 di Donna Vita Libertà, ribadiscono ancora oggi il valore dell’autodeterminazione dei popoli, delle lotte trasversali e intersezionali.
Esiste oggi un’alternativa all’imperialismo trumpiano e alle mire dello Stato g3nocidiario d’Irasele, per una piena autodeterminazione del popolo iraniano? Come ha contribuito il movimento femminista iraniano alla formazione di un soggetto politico ribelle a ogni forma di potere autoritario e gerarchico, che rifiuta turbanti e re? Come si intrecciano lotta transfemminista e decoloniale con la giustizia sociale, politica ed economica? Come dare voce e forza, in un contesto repressivo, alle soggettività marginalizzate, queer, trans e non binary? Cosa significa fare politica in diaspora, costruendo reti di resistenza e solidarietà da fuori?
Questo e molto altro in una tavola rotonda, un dibattito di autoformazione e ascolto, aperto e orizzontale, il 22 febbraio alle 16:00, al Circolo Alberone. Con Collettivo Hamsaye, Marina Misaghi Nejad, antropologa e attivista transfemminista italo-iraniana, Sadra, artista iranianu